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News Estere – A tutto De Zerbi, l’ex Sassuolo si racconta

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Dopo l’addio al Sassuolo, Roberto De Zerbi si racconta sulle pagine de La Gazzetta dello Sport. Ecco le parole dell’ex-tecnico neroverde.

News Estere – Dopo l’addio al Sassuolo, Roberto De Zerbi si racconta sulle pagine de La Gazzetta dello Sport. Ecco le parole dell’ex-tecnico neroverde.

News Estere – De Zerbi: “Voglio essere me stesso”

De Zerbi inizia parlando della sua scelta: “Qualche club italiano mi ha chiamato, non mi chieda quale. Non voglio nemmeno valutare se quelle squadre avrebbero potuto fare un po’ di più per convincermi. Io credo che la scelta sia giusta: quello che mi fa stare bene è lavorare a modo mio. Non conta il Paese o lo stipendio. Io voglio essere me stesso. Quando ho capito che nel Sassuolo sarebbe stato difficile fare di più, ho iniziato a guardarmi attorno e lo Shakhtar mi ha convinto dal punto di vista tecnico mentre le soluzioni italiane non mi avevano stimolato. Nella scelta ho messo al primo posto la possibilità di lavorare con le mie idee. Che significa innanzitutto incidere sulla rosa: il mercato in entrata e in uscita deve essere condiviso. Poi autonomia totale a proposito del modello di gioco. Tutto quello che riguarda il campo deve dipendere da me“.

Poi ancora: “Questa sarà una bella esperienza: io mi reputo capace, ma non completo. E con lo Shakhtar potrò completarmi. Dirigere un allenamento in inglese, gestire oltre al campionato anche una coppa europea, entrare in uno spogliatoio interamente straniero in cui convivono culture e tradizioni diverse sono cose che mi mettono il fuoco addosso. Ho sempre detto che non mi interessava il nome della squadra, ma il suo progetto. E lo Shakhtar, comunque, è un grande club come dimostra il 18° posto nel ranking europeo, la semifinale nell’Europa League dell’anno scorso e la doppia vittoria con il Real nella Champions di questa stagione”.

Neroverdi in Azzurro

Ben i giocatori del Sassuolo convocati dal ct Mancini, Locatelli, Berardi e Raspadori. A proposito l’ex-tecnico ammette: “Non li ho mica mandati io, ci vanno perché sono bravi, perbene e intelligenti. Locatelli aveva solo bisogno di resettare l’exploit di inizio carriera: è straordinario. Berardi aveva iniziato il percorso alla grande e dopo un fisiologico calo noi l’abbiamo aiutato a riprendere il cammino. Su Raspadori abbiamo puntato tanto. È molto forte. E la Nazionale gioca un calcio che gli si addice Ha già dimostrato di poter fare la differenza in Serie A“.

Identità e strategia

Sul suo stile di gioco rivela: “Possono cambiare i giocatori e ovviamente gli avversari, ma l’idea di calcio è sempre la stessa. Quest’anno con il Napoli all’andata abbiamo aspettato bassi e al ritorno alti. In Italia siamo bravissimi nella strategia, cioè prepariamo la partita nei dettagli. Ma quel lavoro si esaurisce al 90’. I principi, l’identità, la tattica sono per sempre. Lavorare solo sulla strategia non migliora la squadra e non illumina il suo percorso, mentre la tattica e i principi accrescono le conoscenze e la comprensione dei giocatori. La cosa bella è riuscire a mischiare queste due cose. A Foggia io lavoravo quasi esclusivamente su tattica e principi, in Serie A non si può. Ma se dovessi fare delle percentuali direi 80% tattica e 20% strategia. O giù di lì“.

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