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Juventus, Bernardeschi: “Gara ideale? Quella con il Valencia, sacrificio e risultato”

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L’attaccante della Juventus ha parlato del suo percorso in bianconero

L’attaccante della Juventus Federico Bernardeschi si racconta ai microfoni di Juventus Tv. Queste le sue parole: “Quando sei bambino è solo un gioco, un divertimento, poi capisci che può diventare la tua professione e il tuo lavoro. Noi siamo dei fortunati, facciamo una cosa che ci piace. Quando ha smesso di essere un gioco? E’ una cosa naturale, è un succedersi di cose. Lo tocchi con mano, capisci che la passione diventa lavoro. Ai ragazzi dico di dedicarsi al 100% a quel che si ama fare, il calcio o altro, essere soddisfatti di quel che fai“.

Sui numeri di maglia. “Ho il 33 per motivi religiosi. Il mio preferito? Non lo so. Il calcio si è modernizzato, prima era definito, schemativo, non puoi racchiuderlo nei numeri“.

Sulle pagelle “Non le guardo, credo fortemente in una cosa: un giocatore sa benissimo quando ha fatto bene o male, è talmente tanti anni che giochiamo e sappiamo come è andata. Fa piacere quando vedi che parlano di te, che ti fanno i complimenti, ma fanno pure piacere le critiche costruttive e non fatte tanto per“.

Sugli allenamenti “Con le settimane d’Europa non hai modo di lavorare, ti serve più il recupero del lavoro. Quando giochi spendi energia, tanta e devi recuperare. Il momento più bello? L’entrata in campo, ti rendi conto della passione della gente, anche della tua, della tua carica. L’entrata in campo è un insieme di energie belle, positive, concentrate per un solo risultato: la vittoria“.

La ‘partita ideale’? “Una come Valencia, lo scorso anno. Il gol è un risultato importante, per te e per tutto. Ma è quando c’è il sacrificio comune, la voglia di vincere di squadra. La Champions è una competizione a se, dove ci sono mille fattori dentro. Dettagli, sfumature: incontri le più forti d’Europa, e già questo è un fattore. Poi in un secondo cambia tutto perché hai talmente giocatori bravi davanti, come noi lo siamo per gli altri, che in un secondo tutto cambia. Abbiamo visto Liverpool contro Barcellona lo scorso anno, succede solo in Champions“.

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