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Serie A | Ancora polemiche sul “campionato spezzatino”

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Anche il Sindacato della Rai ha deciso di intervenire e di commentare il nuovo formato della massima competizione nostrana

La Serie A spezzatino è servita: il nuovo formato della lotta Scudetto sarà costituito di 10 partite in 10 orari diversi. Anziché gioire dell’assenza di partite in contemporanea, i più hanno polemizzato sulla rivoluzione promossa dalla Lega e da DAZN.

Il nuovo schema prevede che: al sabato si giochi alle 14.30, alle 16.30, alle 18.30 e alle 20.45; alla domenica si cominci con il lunch-match delle 12.30, per poi proseguire con lo stesso programma del giorno prima; la finestra del lunedì alle 20.45 resti invariata.

La decisione finale verrà presa lunedì, se la rivoluzione orari verrà approvata il cambiamento più eclatante si noterebbe in relazione alla domenica, che vedrebbe ricollocate i suoi 3 scontri delle 15.

Serie A: la parola va ai sindacati

A commentare il nuovo format è stato in primis il Sindacato della Rai, che si è detto preoccupato per il futuro di molti dipendenti, il cui lavoro è legato a storiche trasmissioni sportive, che con questo nuovo schema non avrebbero più senso di esistere.

Lo spezzatino della Serie A è la vittoria arrogante del business sui tifosi e gli appassionati. In tanti si sono riempiti la bocca con slogan come ‘il calcio è dei tifosi’, quando si trattava di bloccare la SuperLega. E oggi? ‘Video killed the radio star’: lo spezzatino imposto dai diritti tv rischia di ammazzare la trasmissione di Radio 1 ‘Tutto il calcio minuto per minuto’, dopo oltre 60 anni di storia“.

Il comunicato della USIGRai prosegue poi: “Così come rischia di abbattere il valore di trasmissioni tv come 90esimo minuto; già oggi messa in difficoltà da embarghi assurdi e anacronostici. A farne le spese saranno i cittadini che non possono permettersi un abbonamento pay, che da quest’anno deve essere agganciato a un abbonamento per linea web veloce. Stupisce il silenzio della Rai. AD e CdA, seppur in scadenza, hanno il dovere di difendere patrimoni del Servizio Pubblico, e della storia del racconto dello sport”.

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